Sono una persona multipotenziale?

23 Ottobre 2021
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Si parla molto di multipotenzialità: un tratto della personalità non ancora studiato dal punto di vista scientifico ma che è molto più diffuso di quello che si possa pensare. Una caratteristica molto speciale, che oggi ha ancora più valore, perché strettamente connessa all’innovazione. E ora ti spiego perché.

Un esempio virtuoso

Albert Einstein, l’uomo che con le sue teorie ha rivoluzionato il mondo della fisica, per anni non ne ha fatto la sua professione.

Pochi sanno che prese la cittadinanza svizzera per assumere un impiego all’Ufficio Brevetti di Berna dove rimase per diversi anni. Il modesto lavoro gli consentì di dedicare tempo ai suoi studi e, quando nel 1905 pubblicò i primi rudimenti della legge sulla relatività, questa era ancora la sua occupazione.

Anche se non lo sapeva, oggi sarebbe stato definito come un multipotenziale:

una caratteristica della personalità di cui si sente molto parlare, anche se ad oggi non esiste una definizione universalmente condivisa, poiché le neuroscienze non se ne sono ancora occupate.

Cos’è la multipotenzialità

Possiamo definire la multipotenzialità come una caratteristica propria delle persone che nutrono e sviluppano nella vita interessi diversi apparentemente inconciliabili. E che proprio nella varietà, trovano la propria realizzazione personale e professionale.

La prima a parlarne è stata Barbara Sher intorno agli anni 2000 ma chi ha portato questa definizione all’onore del mondo è stata Emilie Wapnick. Il suo famoso TED Talk è stato tradotto in oltre 39 lingue, e ha superato 8 milioni di visualizzazioni.

Il che la dice lunga su quante persone si siano riconosciute nelle sue parole, dando voce a un disagio profondo a cui nessuno aveva ancora dato un nome.

Una domanda scomoda

Tutto parte da una domanda che ci siamo sentiti tutti porre da bambini:

Che cosa vuoi fare da grande?

Io ricordo che non avevo un’idea precisa: volevo fare la ballerina ma anche la scienziata e l’insegnante e mille volte ho cambiato idea negli anni a venire.

Poi però, quando mi sono trovata a scegliere il percorso scolastico da seguire, mi sono accorta che la scelta era una sola e che avrebbe definito poi il percorso professionale della mia vita.

Una decisione importante, in un momento in cui la personalità è ancora in divenire e che, se non hai una vocazione precisa, può diventare un problema.

Modelli socialmente condivisi

In verità, fino a pochi decenni fa, non era poi così drammatico. Le scelte erano abbastanza pilotate. La società proponeva modelli di pensiero e opportunità universalmente condivise.

Ai miei tempi, era noto che alcune facoltà universitarie offrissero spazi più ampi e variegati per un’occupazione futura: la via di fuga perfetta per chi, come me, voleva tenersi aperte diverse possibilità.

Così come si sapeva che, con una laurea in mano, si sarebbero avute maggiori opportunità di fare carriera e di crescere, anche economicamente.

Poi però il mondo del lavoro ha cavalcato l’onda della specializzazione, dando particolare spazio a posizioni verticali, che ancora oggi sono tra le qualifiche più richieste. E diventare esperto di qualcosa per sempre non è proprio nelle corde del multipotenziale.

Oggi però il mondo è cambiato, e lo sanno bene le giovani generazioni che devono affrontare la grande sfida di doverlo ridisegnare, di proporre nuove visioni e interpretazioni in un mondo sempre più difficile da interpretare.

E in contesto come quello attuale, ecco che i multipotenziali possono fare la grande differenza e avere davvero una marcia in più.

Sei anche tu una multipotenziale?

Il multipotenziale si riconosce perché non ha un’unica vocazione e nutre interessi molto diversi che guidano le sue scelte nel tempo. Non meri hobby, ma vere e proprie passioni che a un certo punto diventano dominanti, così da determinare cambi di rotta repentini, anche nel proprio lavoro, e anche in età matura.

Sono persone che si annoiano presto, il drago più pauroso che temono e che rifuggono alla grande. In più posseggono dei superpoteri molto specifici quali:

  • L’apprendimento veloce.
  • La capacità di reinventarsi.
  • La visione di insieme.
  • Alte capacità di networking.

A queste qualità spesso si aggiungono anche una mente iperattiva e aperta e una grande energia.

Superpoteri che, in un mondo iperconnesso, fluido e in veloce cambiamento, sono tratti distintivi preziosi.

Sia chiaro, le competenze sono importanti, ma oggi si possono acquisire velocemente, grazie all’offerta formativa crescente, sempre più ampia e facilmente accessibile.

I talenti invece no, o li ha o non li hai.

In aggiunta, l’innovazione si estrai ai confini, si fa ai bordi e si nutre di diversità.

E proprio perché i multipotenziali sono persone che sviluppano e approfondiscono discipline eterogenee, ecco che possono trovare punti di sintesi originali nella convergenza di competenze variegate per definizione.

Che significa essere, per natura, i veri innovatori.

I rischi del mestiere

Come ogni supereroe che si rispetti, anche il mutipotenziale possiede dei punti deboli che lo pongono di fronte a dei rischi oggettivi, e non da poco:

Gestire male l’energia.

Avere più fronti aperti in contemporanea e dedicare a ognuno di questi impegno e dedizione è sempre foriero di un elevato dispendio energetico che, se sottovalutato, può portare al burnout.

Non riuscire a mettere a frutto ciò che si è fatto.

La natura visionaria del multipotenziale lo porta naturalmente ad essere proiettato in avanti. Radicare diventa difficile, e se ciò accade, esiste il rischio oggettivo di non riuscire a mettere a frutto, anche economico, il bagaglio di competenze acquisito.

Mancare di focus.

Disperdersi e perdere di focus nella propria azione è un problema, poiché insieme alla perseveranza è la qualità più importante, riconducibile ai grandi imprenditori di successo.

Tutti fattori critici a cui, chi ha un business, deve prestare costante attenzione.

Che tipo di multipotenziale sei?

Ovviamente i multipotenziali non sono tutti uguali. Si può esserlo in parte e a diversi gradi di profondità. E poi la multipotenzialità non si manifesta in un unico modo.

Nel suo libro “How to be everything” Emilie Wapnick ne ha identificato 4 tipologie:

  1. Hug: è il multipotenziale che sotto lo stesso progetto riveste diversi ruoli.
  2. Einstein (eccolo!): è quel multipotenziale che durante il giorno ha un’attività principale, abbastanza ripetitiva e non consuma molta energia e si può quindi dedicare attivamene alla propria passione.
  3. Slasher: è il multipotenziale che ha diversi lavori e attività da cui guadagna, anche molto diverse fra loro.
  4. Sequenziale: è quel multipotenziale che nella sua carriera sembra un professionista perché si verticalizza per poi cambiare radicalmente mestiere e tornare a verticalizzarsi di nuovo.

Ode alla multipotenzialità

Conosco bene il mondo dei multipotenziali perché, come avrai capito, io stessa lo sono. E proprio perché ne vivo luci e ombre, nel tempo ho identificato una serie di accorgimenti per gestire questo tratto distintivo così speciale ma anche complesso.

Te ne parlerò in un prossimo post, perché sono diversi e variegati e ci sono incappata nel tempo.

Intanto, se anche tu ti sei riconosciuta in questa caratteristica, avrai capito che essere multipotenziale è una grande sfida, specialmente nei momenti di transizione: quei cambi di pelle che non sono meri cambiamenti ma vere e proprie trasformazioni.

Cambi di rotta che, anche se sono dei passaggi dovuti, sono faticosi da affrontare e da gestire, in primo luogo perché noi esseri umani resistiamo naturalmente al cambiamento, e questo vale anche per noi multipotenziali.

E poi perché darsi il permesso di lasciare andare qualcosa su cui si è investito soldi, tempo ed energia negli anni, e che magari ci ha portato visibilità e credibilità, è difficilissimo, anche per l’impatto che avrà a livello di personal branding.

Ma ne vale la pena anche perché sappi che siamo in allegra compagnia, specialmente nel campo dell’arte e della scienza.

Ad esempio di recente ho scoperto che anche Brian May dei Queen, lo è. Oltre ad essere stato eletto come uno dei più grandi chitarristi del mondo, è da sempre appassionato di fotografia in 3D ed è laureato in fisica.

E lo sono anche molti premi Nobel. Anche Einstein ad esempio era un cultore del violino, e se si fa un censimento degli scienziati che hanno vinto questo premio, si scopre che molti di loro sapevano suonare diversi strumenti musicali, scrivevano poesie, erano discreti pittori dilettanti, ottimi ballerini, amavano recitare o fare giochi di prestigio.

Se così è, sii orgogliosa e felice perché il futuro è nelle tue mani.

Ora però dimmi: sei anche tu una multipotenziale?

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